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  1. 1 point
  2. 1 point
    LA targa è dell’epoca, la legge allora obbligava cambiare targa se ci si trasferiva , quindi è comunque originale . È il colore che non c’entra niente , estero o non estero . L’hanno verniciata di un arancio sbagliato rispetto al canyon, secondo me è tutto qui . Il valore è quello che tu sei disposto a pagare.
  3. 1 point
    Rieccomi. Torno alla discussione giusto per alcune precisazioni. Sono di così ampie vedute che per me anche Bajaj, lml, Chetak, vespe sovietiche, Motovespa, ecc, fanno tutti parte della famiglia. Si lo so che qualcuno storcerà il naso, ma anche le lml sono figli minori quando rispettano le caratteristiche della vespa. Le 4t, per esempio, hanno un telaio che non ha nulla a che vedere con quello portante della vespa, almeno secondo le mie conoscenze, per cui non le considero della famiglia. Personalmente figli legittimi e illegittimi sono tutti figli, e voglio bene a tutti. Comunque devo contestare a Paletti (abbiamo la stessa età, io 54), che non è un talebano, il fatto che Vespa e Cosa sono due storie diverse. A parte il fatto che i libri non dicono questo, e salvando i gusti di ciascuno, la Cosa doveva essere l'evoluzione della Vespa. Purtroppo il periodo non era favorevole. Mio padre voleva dare via la VNB1 per prendere un 50, causa legge sul casco. Per fortuna lo convincemmo di non farlo. Paradossalmente la Cosa era troppo Vespa. Talmente Vespa che la gente cominciava a preferire tutti gli scooteroni plasticosi di nuova concezione. Non avete idea di quanti compagni di liceo oggi mi guardano con la mia Px 2014 con gli occhi che dicono "Io l'avevo, che pirla, l'ho cambiata per un … (scegliere a piacere Honda, Kymko, ecc.ecc)". Solo in Italia si chiama Piaggio Cosa, nel resto del mondo è Vespa Cosa. Credo che sia per venire incontro al pubblico che voleva, in Italia, modernizzarsi con i frullatori e non voleva sentir parlare di Vespa. Ma la Cosa è rimasta troppo Vespa, e quindi non ha riscosso successo. Allora la comprò chi voleva un Px e non lo trovava. Questa era la società del tempo, tutti a modernizzarsi con gli scooter. Salvo poi demolirli quando cominciavano ad avere troppi problemi. Mio nipotino, il secondo, non ha voluto la vespa, ha preso un NRG. Un paio di anni fa lo hanno dato via quasi pregando un poveretto di prenderlo per 100 euro o poco più. Fosse stata una vespa 50, anche V, Hp, Rush, avrebbe avuto un maggior valore di mercato. Ma oggi, a trenta anni dall'introduzione dei frullatori. Che costano un botto a farli riparare, se non altro perché c'è da smontare mezzo veicolo ogni volta. Qui da me le famiglie si sono rotte di comprare le plastiche nuove e stanno riscoprendo le special. Non avete idea di quante Special e Pk stanno uscendo dai garage e sono in mano ai nuovi 14enni. La Vespa è una filosofia, qua siamo tutti d'accordo, e la Cosa ripercorre la stessa strada. Forse se avessero fatto un mix fra Cosa e Suprema, avrebbe oggi maggior considerazione, ma sono sicuro che le innovazioni dalla Cosa sarebbero dovute passare anche alla Px. Poi la Piaggio si è seduta sugli allori: perché studiare la nuova Vespa o il 4t se il vecchio Px lo prendono ancora? Torno al lavoro. Saluti a tutti.
  4. 1 point
    A me, invece, non piacciono i talebani. Se dobbiamo discutere con chi non considera il GS una Vespa, allora… Paletti, al di la del fatto che non ti piace la Cosa, e posso pure capire e condividere, hai delle idee bizzarre, tipo che Cosa e Vespa sono due storie differenti. Sei sulla strada sbagliata, così come quando dici che la Vespa è il Px lo special, ecc. E le altre? Tutti i modelli dal 1946 fino alla metà dei '70? Fammi il piacere, il titolo del filetto era sull'insuccesso commerciale della Cosa, non su riscrivere la storia della Vespa. Secondo te io ho una VNB1 ma non è una Vespa, così come la VBB2 che sto verniciando… andiamo bene…
  5. 1 point
    Di certo non si può ridurre la differenza fra una PX ed una 125 stradale a pura estetica, che peraltro resta fattore soggettivo e non valido come termine di paragone, trattandosi comunque di categorie molto differenti. C'è tutto un discorso di praticità, funzionalità, economia di esercizio. Elementi sui quali la vecchia PX ha costruito il suo successo, al di là di qualsiasi moda e specialmente molto prima della mania del vintage che è storia ben più recente. L'estetica della Cosa, che pure può essere reputata infelice, è figlia del suo tempo, partorita peraltro dalla mente di un certo Paolo Martin che di non era propriamente l'ultimo arrivato. Basti pensare a certa concorrenza di quegli anni: il Peugeot Metropolis registrò buone vendite, ma oggi non esiteremmo a giudicarlo orribile. La PX però era molto più semplice ed economica; la sua temporanea uscita di scena gettò nello sconforto la clientela ligure, notoriamente attenta all'economia d'esercizio , col risultato che si prodigò nell'importazione dalla vicina Francia delle Arcobaleno, che là erano ancora in vendita. Aggiungiamo qualche peccato di gioventù della Cosa, tale da preoccupare una clientela sin lì abituata a mezzi poco bisognosi di manutenzione e riparabili senza troppe competenze o attrezzature. Oggi le cose sono cambiate, l'economia e l'essenzialità non contano come un tempo: anche la PX ormai è consegnata al passato, sostituita da oggetti ben meno duraturi.
  6. 1 point
    Qualche spunto suggeritomi dal testo citato: 1. L'estetica. Quella della Cosa può essere giudicata infelice e certamente in qualche punto si è persa totalmente l'armonia che aveva contraddistinto l'intera produzione Vespa sino a fine anni '70. Dobbiamo però riconoscere che anche il gusto estetico è mutevole, segue le mode, va e viene a cicli che, non a caso, si ripetono. Oggi ci risulta molto difficile, in termini generali, apprezzare ciò che i designer hanno partorito in quegli anni. Non riguarda solo questo ambito e nemmeno quello più ampio dell'automobilismo; riguarda, più ampiamente, tutta la produzione industriale. Ai più, un televisore del 1987 oggi appare vecchio, squadrato; suscitano simpatia ed apprezzamento prodotti dello stesso genere, ma di diversi anni prima. Quando non sono letteralmente ritornati di moda! Con questo non voglio dire che fra qualche anno necessariamente la Cosa piacerà a più ampio pubblico, ma non giurerei nemmeno il contrario. 2. La contingenza ai tempi della commercializzazione. Ricordiamoci che nel 1986 fa varata la legge che prevedeva l'utilizzo obbligatorio del casco per i motocicli (per i ciclomotori il medesimo obbligo fu imposto solo un decennio dopo) e che causò un diffuso rigetto dei cosiddetti targati, anche nel mercato dell'usato, mentre aumentò la richiesta per i ciclomotori. La Cosa dovette misurarsi con questo problema, che può fornire una parziale spiegazione circa le vendite di certo non in linea col passato della gamma Vespa. Certo, non è tutto qui: comunque la PX fu rimpianta da molti, al punto che in certe zone ritornò nelle vetrine, per effetto di attività di importazione parallela. Ma in altri paesi probabilmente la Cosa conobbe anche un buon successo: fra questi, credo, la Germania, a giudicare dalla quantità di ricambi in vendita online provenienti da quel paese. Rischiamo certamente di rientrare in discorsi triti e ritriti, in analisi banali se non addirittura in moti di pura tifoseria, ma dobbiamo riconoscere alla Cosa non pochi pregi e forse anche la sfortuna di aver precorso i tempi in un contesto "storico" palesemente ostile. ...il nome che le hanno appioppato, comunque, è immorale!
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