• L'Inquinamento Ideologico



    L'inquinamento... ideologico


    Cari Lettori,
    sottopongo alla Vostra attenzione una lettera che mi fu inviata tempo fa da un cittadino partenopeo. E' un saggio del caotico agire di gran parte dell'amministrazione pubblica italiana nei confronti della questione ambientale. Ovviamente ne risulta un ritratto a tinte fosche e le modalità, alla luce del contesto nazionale, paiono spesso assurde.

    egr. Marben,
    immagino che conosca la condizione di inquinamento di Napoli e la clamorosa questione dei rifiuti, sappia che la stessa amministrazione che non è riuscita a far nulla per migliorare la condizione dell'ambiente ha deliberato di bloccare, giusto!, la circolazione delle auto inquinanti, ma ha pensato di impedire la circolazione anche ai motoveicoli che non siano euro 4, comprese le moto storiche.
    Tenga presente che, a Napoli, usare 2 ruote vecchie non è uno snobismo, ma una inderogabile necessità dettata dal traffico perennemente bloccato e dai furti continui di moto nuove (spesso con tecnica da rapina a mano armata).
    In conclusione: posseggo una efficiente Vespa 125 di 30 anni fa, iscritta all'ASI, che dovrò rottamare per forza o posso sperare nella trasformazione con un Kit che la renda euro4.
    Per favore mi suggerisca dove acquisire il materiale o almeno le informazioni per i kit Vespa euro4.
    Grazie.
    Lettera firmata


    L'aspetto tecnico è presto chiarito: la normativa Euro 4, invero, non è ancora applicata. Le motociclette attualmente in commercio rispondono ai criteri della normativa Euro 3. Ad ogni modo, non esistono possibilità concrete di intervento sulle vecchie Vespa che possano contemplare la certificazione di idoneità alle normative anti inquinamento. Per completezza d'informazione si può dire che anni fa Piaggio approntò un kit per catalizzare le Vespa PX 125 e 150 di recente produzione, qualora sprovviste dei dispositivi preposti, introdotti nella gamma (per le due cilindrate appena citate) nel 1998.
    Per le «Vespa» più anziane non vi sono possibilità, se non quella di procedere ad una nuova omologazione attraverso enti esteri, quali il TÜV tedesco. Ovviamente è necessario presentare un mezzo effettivamente in grado di superare i test per risultare conforme alle normative comunitarie.


    Al di là del quesito tecnico sul quale verte la lettera, è bene soffermarsi sulle parole che il nostro amico partenopeo riserva alle politiche dell'amministrazione locale; certamente il caso di Napoli è particolare e delicato, alla luce della controversa questione dello smaltimento rifiuti. In uno scenario simile, che indubbiamente è preoccupante, sia per la salute dell'ambiente, sia per quella dei cittadini, sarebbe il caso di chiedersi perché è stata usata tanta severità con il trasporto privato. Vari studi dimostrano come il trasporto su gomma «leggero» incida in misura marginale sull'inquinamento atmosferico. Ben più insidiose sono le emissioni degli impianti di riscaldamento (qualora basati sulla combustione) e dei mezzi di trasporto pesante: tir e autobus, spesso in pessime condizioni meccaniche, ma coperti da una vera e propria omertà (specie quando sono mezzi impiegati nel servizio pubblico).


    La situazione in altre zone del Bel Paese non è dissimile. In Lombardia i cittadini si sono spesso trovati alle prese con misure anti inquinamento molto restrittive e sovente fondate su principi ben poco ragionevoli. Anche qui, nella Pianura Padana, le due ruote hanno pagato - e stanno pagando - un prezzo veramente alto, a discapito degli indiscutibili benefici che esse apportano al traffico metropolitano.
    Come non ricordare che una motocicletta snellisce il traffico, non ha difficoltà di parcheggio e produce emissioni in quantità trascurabili anche se confrontate con quelle di autovetture di nuova progettazione.


    I provvedimenti operati dalle amministrazioni locali hanno quasi sempre creato malcontento e sono state il motivo di grandi e numerose manifestazioni di piazza. Ma raramente ai cittadini, o meglio ai conducenti di mezzi privati, sono stati riconosciuti i giusti diritti. Da segnalare è l'impegno costante dell'associazione lombarda «Motocivismo» (www.motocivismo.it). Vi invito a consultare il loro sito web, certamente meritevole di attenzione per la completezza dei contenuti e per la ragionevolezza delle tesi proposte.

    Marco Benardi
    Marben per vesparesources.com